Il nostro cervello si attiva maggiormente quando presta attenzione. Quando un segnale viene assorbito in maniera chiara, è come quando in una stanza al buio si riesce a trovare l’interruttore della luce,

e tutto appare così diverso e semplice.

Durante una riunione del team editoriale, nel quale si stava seguendo una scaletta precisa di argomentazioni ed informazioni, il nostro focus è stato spostato sul “come posso”. 

Inizialmente mi sono domandato il perché fossimo usciti da uno schema preciso sul quale era necessario lavorare per portare nuove idee, nuove possibilità, perdendo il controllo sul tema della serata. 

Ma spegnendo il PC, smosso dalle emozioni provate, sono ritornato a quella domanda che Alessandro ci ha posto. 

Come posso?  

Quante volte neghiamo la possibilità, pensando di non poter essere di contributo verso qualcosa che non possiamo controllare.  

Quante volte ci neghiamo la possibilità di vedere nuovi punti di vista, solo perché è più comodo restare nella nostra zona di comfort. 

Spesso la nostra prima reazione verso qualcosa di nuovo, è la costruzione di un muro, in cui pensiamo che sia più semplice dire di non saperlo fare perché non si hanno gli strumenti, portando sulle spalle uno zaino pesantissimo di tutti quei mattoni che ci schiacciano verso la negazione e il pessimismo, appesantendo sempre di più il nostro carico emozionale. 

Ma se ci fermiamo per un secondo ad ascoltarci, spostando il focus su ciò che accade, ponendoci le domande giuste, evitando di chiudere noi stessi, quel muro che noi stessi abbiamo deciso di costruire, possiamo abbatterlo con un soffio. 

Perché, visto il momento storico che stiamo vivendo, in cui i colori della natura li abbiamo trasformati alle restrizioni che ci vengono dettate, obbligando a noi stessi di non poter fare, ecco che non riusciamo a vedere oltre. 

E per cercare quell’oltre non serve andare molto lontano. La natura è sempre intorno a noi, perché non si preoccupa di essere stata ingabbiata, ma vive trovando il modo di essere felice. Facendo: il canto degli uccelli, l’albero che germoglia dando nuovi frutti, le margherite che colorano un prato, intensificando la bellezza di ciò che era già bellezza. Il rumore della pioggia, dove ogni goccia, come dice Alessandro, è fondamentale per trasformare la roccia. 

E non importa quanto tempo ci vuole, lei continuerà perché sa come può fare per essere di contributo, perché è viva. 

Ecco perché è importante spostare il focus: per restare centrati nel focus che ci eravamo posti inizialmente, osservando da un altro punto di vista; per smuoverci, stimolarci e permetterci di essere vivi, proprio come la natura ci insegna nell’abbondanza di essere donatrice di felicità, nonostante tutto. 

Solo allora capiremo quanto sia fondamentale essere “come posso?”.  

Simone Durante – Facilitatore NatureTherapy©

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