In questi 17′ di video il nostro Facilitatore Enzo Giovinazzo

Business Designer, Consulente Marketing, Life & Business Coach, Counselor

ci parla di come la Natura può essere Maestra grazie alla ‘mente del principiante’ 

condividendoci le sue comprensioni di Uomo sempre in cammino.

Qui di seguito sintesi dal punto di ascolto di Sara Segato

Il termine “Shoshin” è un concetto zen e significa “mente del principiante”. Si riferisce all’idea di lasciare andare i preconcetti e praticare l’attitudine ad avere una mente aperta.

Quella mente che apre alle possibilità. Nella mente del principiante ci sono un’infinità di possibilità, nella mente dell’esperto ce ne sono poche.

La mente del principiante ha l’attitudine di essere come la mente di un bambino, una mente che è ancora “vuota” e perciò curiosa del sapere dello scoprire, dell’imparare.

Una mente pura è aperta a tutto ciò che arriva in quanto in assenza di preconcetti. Con la mente aperta cerchiamo di imparare di apprendere, mentre se già con una certa conoscenza delle cose andiamo in cerca di conferme.

Impariamo sempre nuove cose arricchendo la nostra mente ed il nostro pensiero.

La Natura intera è un arricchimento, un apprendimento che arricchisce la nostra storia con il suo modo di mostrarci cosa lei è e cosa ci dona, dalla formica alla foglia all’intero sistema vivente.

Apriamo la mente, teniamo una mente aperta in Natura per ricevere ciò che ha da trasmetterci OSSERVANDO e restando semplicemente in SILENZIO – RESTANDO.  Immersi nella Natura siamo creativi e apriamo l’IMMAGINAZIONE e restiamo nel ricevere e nel riconnettersi con Lei e con le nostre origini che sono legate alla Natura. Ci arriverà il dono della saggezza che è una cosa innata in ognuno di noi e che ha bisogno di spazio per essere ascoltata.

In Natura per aiutarci ad aprire la mente proviamo anche a DISIDENTIFICARCI. Creiamo uno spazio con le identificazioni che noi stessi abbiamo come possono essere ad esempio le emozioni, i sentimenti, i ruoli che interpretiamo nella realtà e prendiamo una certa distanza rendendoci osservatori di tutto ciò.

“Consideriamo il SEME. Se il seme cercasse di preservarsi tale quale è in eterno, impedirebbe l’avvento di una nuova vita. Il seme affronta la terribile prova di perdere ciò che considera la propria identità, accetta cioè di perdere salvezza e integrità, rendendosi vulnerabile, per dare vita ad un albero rigoglioso dei rami carichi di fiori e frutti, ma senza quella vulnerabilità, senza quella disponibilità alla trasformazione, la vita non potrebbe germogliare.”

Diamo spazio alla vulnerabilità, rendiamoci disponibili, quando lasciamo andare per dare disponibilità nel divenire qualcos’altro, possiamo divenire qualcosa di grande. Possiamo perdere le nostre identità per evolverci e trasformarci.

Perdersi nella Natura ci permette anche di ridimensionare i nostri pensieri, proprio per poter liberare la mente e accogliere ciò che può arrivare.

Non c’è nulla da fare, c’è da ESSERE e solo così si può aprire.